Prima che l'uomo inventasse la scrittura, gli avvenimenti venivano tramandati - si dice - con il racconto delle cose che erano accadute, dal padre al figlio, ed al figlio del figlio, di generazione in generazione.


Col tempo il ricordo dei fatti narrati perdeva l'originaria nitidezza, i suoi contorni si sfumavano, venivano modificati dalla fantasia e finivano col diventare ricordo favoloso di avvenimenti lontani: attraverso tali filtri, col volgere delle generazioni, la "storia" si trasformava in "mito".


Guardando le opere migliori di Gaspare Cascio (col privilegio di avere assistito alla nascita di alcune di loro, frutto dei migliori momenti creativi dell'artista), ho dovuto modificare la mia idea tradizionale sulla lunga e travagliata formazione del mito, accorgendomi di come i suoi tempi potessero ben venire contenuti nell'arco di una sola esistenza.


Mi sono reso conto, infatti, che c'è stato, in Gaspare Cascio un momento che ha fatto da cesura fra il suo lavoro di pittore ed il precedente periodo della sua esistenza, la cui memoria si era sfocata in pochi decenni, diventando cosa ben più pregnante di un semplice "ricordo del tempo del passato".


Gaspare Cascio, nella sua vivida fanciullezza, ha recepito le immagini e le emozioni di un modo di vivere al suo tramonto, ed ha vissuto intensamente il passaggio epocale legato alla fine del millenario legame dell'uomo con la terra, periodo irripetibile del quale, affacciandosi alla vita, egli era stato attento testimone.


La sua sensibilità e la sua memoria hanno saputo poi tradurre le complesse sensazioni legate al ricordo della metamorfosi in segni pieni di nostalgia che, nei momenti magici della vera creazione riescono a restituire al collettivo il senso e la poesia archetipo permane come ricordo vago eppure intenso di tempi diversi, di altri costumi, di un altro modo di vivere.


Così Gaspare Cascio - Maestro solitario - (egli non ha allievi ma solo imitatori) - ricorda e riesce a farci ricordare il mondo solare delle antiche culture Mediterranee, con le sue gioie umili e serene, con le sue stagioni, i suoi riti, la sua storia conclusa, ormai favola.


Primo Veneroso

 


 

© 2012 Gaspare Cascio Ceramista in Sciacca | Concept by NDSLeader

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